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L'Attentato alla Madonna Addolorata

L'attentato alla Madonna Addolorata




E' uno splendido pomeriggio di una splendida domenica di settembre, l'ultima il 28 dell'anno 1969, in cui ha luogo la tradizionale festa dell'Addolorata. Intorno alle quattro e mezza del pomeriggio i fedeli si raccolgono per la processione davanti alla chiesa di Sant'Antonio Abate dove il simulacro dell'Addolorata è custodito. E' un mare di popolo, segno di una devozione particolare e grande. Le campane suonano a stormo e, al'apparire della statua nel vano del portone, prende a brillare anche la maschiata. Il suono del tamburo accompagna il formarsi di due ali di processione che, avviandosi, ondula per la via Nuova e quindi storce per la via Regina Elena. Canti e marce musicali si alternano in onore dell'Addolorata e sottolineano il trasporto di fede del popolo di Dio. La processione incede ritmicamente con brevi soste e riprese per compattarsi, sotto lo sguardo addolorato della Madre santissima, raffigurata in una espressiva statua d'arte pregiata. Le stanno da presso, innanzi, col rosario in mano, Padre Di Stefano e padre Catalano, particolarmente compunti e parati per l'occasione, e poco discosto Riguardo, Eduardo Militello. A custodia dell'ordine pubblico, il maresciallo Luigi Catalucci, l'appuntato Giuseppe Agrosì e il carabiniere Luigi Melis, coadiuvati dal vigile urbano Vincenzo Gueli. Procedendo man mano, i portatori, il petto gonfio d'orgoglio per la speciale funzione e per il sacro peso che grava loro sulle spalle, giungono all'altezza del numero civico 98 (120)-100 (122). D'un tratto, dal balcone di una casa, una schioppettata, poi un'altra, poi un'altra ancora rovesciano sul simulacro una gragnola di piombo, insieme col livore rabbioso e un riso sguaiato di spregio di un pazzo,che spara sul sacro bersaglio, vanamente tirato per la giacca dalla moglie che stride e piange.







Via Regina Elena.

Il puntino
rosso segna il balcone da dove sono partiti i colpi di fucile.

il puntino
giallo segna il punto dove è caduta la Madonna Addolorata.


La gente, disorientata, sbigottita, inorridita, in preda a una paura formidabile, fugge terrorizzata senza rendersi conto di nulla. I due preti si riparano dietro un cantone di casa, e padre Di Stefano grida a Riguardo di togliersi d'accosto alla statua che giace per terra, crivellata di colpi, e il maresciallo Catalucci a intimare al cecchino di smetterla. Riguardo, invece, impavido come un eroe dell'antichità, chiamando a raccolta tutte le sue forze, solleva la statua e la rimette in piedi, incurante delle pietre che lo sparatore intanto s'è messo a lanciare.








Eduardo Militello ("Riguardu")


E tutto è un susseguirsi rapido di atti e gesti in una baraonda, in un parapiglia tumultuoso e in un'ondata di spavento per una strage temuta. Lo sparatore si ferma e, cessato lo smarrimento, il maresciallo comincia le trattative. Spregiante del pericolo, dal balcone della casa di fronte, il carabiniere Melis gli si pone innanzi, esortandolo a consegnare il fucile; lo blandisce con parole rassicuranti, lo convince. Lo sparatore gli porge l'arma, si ritira nella stanza e vi si barrica; ma già gli sono addosso il maresciallo e l'appuntato, che lo ammanettano. La gente, rincuorata, si raduna attorno alla statua e la porta in trionfo, e inneggia al coraggio di Riguardo, anima semplice, e all'abnegazione del carabiniere, che ha onorato così la sua divisa.

La notizia fa il giro del mondo, come dimostra il ritaglio stampa di un giornale argentino.







La memoria di quel misfatto è viva in tutti, e intatta e più accesa è rimasta la devozione alla Madonna Addolorata, che si può venerare e invocare e ammirarne il simulacro in una nicchia del presbiterio, nella chiesa di Sant'Antonio Abate, quotidianamente aperta al culto dei fedeli e a chiunque.






Il mantello sforacchiato è conservato con cura fra i paramenti della chiesa.






Ricorda la nefandezza l'immagine della Madonna Addolorata incastonata in un piccolo tabernacolo ricavato nel muro della casa di fronte a quella divenuta inaspettatamente palcoscenico di un fatto eclatante.







Lo sparatore scontò due anni di manicomio criminale in quel di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, per semi infermità mentale, dalla quale ricavò una pensione. Parecchi anni dopo, alla vigilia della Festa dell'ultima domenica di settembre, affisse per le strade dei cartelloni con scritte ingiuriose contro i preti e la chiesa cattolica. Ma i carabinieri gli spensero in tempo le intenzioni per un'eventuale nuova bravata, prendendo le dovute precauzioni.
Se avesse messo in atto le minacce, (mormorava ironicamente la gente), come prima gli era venuta la pensione, ora ci avrebbe guadagnato un aumento!




Il volto dell'Addolorata restaurata da parte della Congregazione Figlie di Maria e Pie Madri Cristiane






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